Certificato SSL obbligatorio: guida alla scelta

GOOGLE SEGNALA IL TUO SITO COME “NON SICURO”?  NON PERDERE CLIENTI!

CONQUISTA LA FIDUCIA DEGLI UTENTI RENDENDO IL TUO SITO AFFIDABILE E SICURO!

Da ottobre Google mostra l’avviso “NON SICURO” per i siti privi di certificazione SSL che saranno anche penalizzati, a partire da gennaio 2018, in termini di posizionamento e visibilità.

COS’È UN CERTIFICATO SSL?

SSL o “Secure Sockets Layer” è un protocollo standard che autentica l’identità di un sito web e consente di trasmettere informazioni sensibili (password, dati personali, numeri di carte di credito) in modo sicuro e protetto attraverso una comunicazione criptata.

I VANTAGGI DI AVERE UN SITO CON CERTIFICATO SSL

Sono sempre più numerosi gli utenti che sul web non si sentono sicuri, temendo di incorrere in truffe o frodi. La presenza di un certificato SSL infonde fiducia, garantisce la sicurezza dell’utente e accresce le reputazione e l’immagine della tua azienda. La presenza di un certificato SSL, inoltre, garantisce maggiore visibilità, attraverso un migliore posizionamento nella SERP (search engine results page) di Google, con conseguente aumento di visibilità e accessi per il tuo sito!

SCEGLI IL CERTIFICATO GIUSTO PER IL TUO SITO!

I certificati SSL hanno caratteristiche e funzionalità differenti ed è importante scegliere il più adatto in base alle specifiche esigenze della tua attività. Noi ti aiuteremo a scegliere l’opzione migliore per avvantaggiare il tuo business, tutelare i tuoi clienti e attirarne di nuovi.

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LETTERA AL CONSUMATORE DAL BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ

L’immagine e la reputazione di un’Azienda non sono legati solamente al prodotto-servizio, al rapporto qualità-prezzo, all’assistenza clienti e alla propria storia, ma sono legati anche al comportamento corretto, trasparente e responsabile dell’Azienda nei confronti dei consumatori, stakeholders e della società in generale.

I comportamenti ed il rispetto delle regole hanno lo stesso valore delle tecnologie emergenti con cui ogni Azienda si posiziona nel mercato e cresce.

Il Bilancio di Sostenibilità è un documento che viene redatto dalle Aziende per analizzare l’impatto generato con le proprie attività all’esterno.

Attraverso la Lettera al Consumatore, redatta da MARKONET, il CODACONS vuole rendere il Bilancio di Sostenibilità accessibile ai consumatori, per proporlo con logica  autoreferenziale, aperto alla terzietà, al fine di favorire acquisti più consapevoli.

Il CODACONS, affida la sua esperienza alla MARKONET che provvede a valorizzare il Bilancio di Sostenibilità evidenziando quegli aspetti che particolarmente interessano il Consumatore, più utile e partecipato, in modo da accreditarlo con il riconoscimento BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ OK CODACONS.

Il CODACONS vuole divulgare la lettura del Bilancio di Sostenibilità perché il Consumatore è sempre più attento e sensibile alle informazioni in esso contenute. Il Bilancio di Sostenibilità ha infatti un ruolo fondamentale, pilastro dell’immagine e della reputazione aziendale.
Occorre facilitare, tra Consumatore ed Azienda, un dialogo costruttivo e di reciproco beneficio; alla responsabilità sociale richiesta alle attività produttive va aggregata la responsabilità civica del Consumatore e di tutta la popolazione.

Maggiori informazioni su www.impresaequasostenibile.it

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Check in Rome, il freepress per il tuo tempo libero!

Check in Rome è un mensile gratuito distribuito presso l’aeroporto Leonardo da Vinci (Fiumicino), realizzato da Markonet con la collaborazione di Aeroporti di Roma e Codacons, in cui vengono selezionati i più importanti appuntamenti nella città di Roma: mostre, concerti, danza, teatro, festival, eventi per bambini e molto altro.

Il magazine dedica uno spazio alle novità che riguardano l’aeroporto e agli eventi che si svolgono e presso i terminal di Fiumicino: nel primo numero, per esempio, il protagonista è stato lo chef stellato Heinz Beck, che ha aperto al Leonardo Da Vinci il ristorante ‘Attimi’.

La rivista è distribuita gratuitamente in 50.000 copie presso i desk informativi dello scalo, sulle sedute vicino i gate di imbarco e su espositori dedicati dove i passeggeri potranno facilmente individuarla. La versione digitale del magazine, visibile all’indirizzo www.checkinrome.net, si propone di raccogliere segnalazioni, suggerimenti e giudizi di chi transita nel principale aeroporto italiano, necessari per garantire che lo scalo continui a occupare le prime posizioni nelle classifiche di gradimento dei passeggeri, tra i migliori hub europei.

“Si tratta di un piccolo giornale gratuito che offre moltissimo ai viaggiatori – spiega il presidente Carlo Rienzi – Chi atterra a Fiumicino, infatti, avrà subito un quadro chiaro delle iniziative culturali in corso a Roma, e potrà meglio gestire il proprio tempo libero. Il magazine indica anche ai lettori i canali per entrare in contatto con Codacons”.

“Check in Rome è un nuovo strumento di informazione per i nostri viaggiatori, ai quali segnaliamo gli eventi culturali e di svago più importanti in aeroporto e in Città – ha detto l’ad di AdR Ugo de Carolis – Rafforziamo in questo modo il nostro legame con il territorio, la storia e le iniziative di Fiumicino e di Roma, di cui siamo la porta d’ingresso per i passeggeri di tutto il mondo. Siamo lieti di questa partnership con Codacons una realtà importante che, come noi, ogni giorno lavora per garantire la qualità a decine di migliaia di passeggeri, utenti e consumatori”

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SEO Trends del 2016

Come ogni anno, anche oggi ci ritroviamo a evidenziare i nuovi trend per lo sviluppo ottimale delle strategie legate al SEO.
Le nuove tendenze SEO del 2016 riguarderanno:

  1. Social Networks: Google indicizzerà sempre di più i contenuti presenti all’interno dei social network; Facebook e Twitter diventeranno sempre più popolari e giocheranno un ruolo fondamentale nella diffusione dei contenuti online, poiché i saranno considerati alla pari degli altri siti web. Le ricerche online infatti, hanno mostrato che quasi l’80% degli specialisti online usano i social media per aumentare il ranking e il traffico all’interno dei portali.
  2. Video: video online, che siano di musica, tutorial o amatoriali, sono perfetti per intrattenere gli utenti e incrementare il traffico web.
  3. Mobile optimization: non solo desktop e pc, l’utilizzo di smartphone, tablet e laptops è in continuo aumento facendo diventare questi supporti sempre più influenti per lo sviluppo di piattaforme online, strategie di web marketing e comunicazione online. Ne aumenta l’uso e di conseguenza anche le visualizzazioni della rete dai supporti mobile.
  4. Voice Search (o ricerca vocale): a casa o in giro, molte persone passano le loro giornate in movimento. La ricerca vocale, specie su smartphone, sta diventando un’applicazione sempre più usata poiché comoda nei momenti in cui non ci si può fermare a digitare testi. Una nuova tendenza, sempre più utilizzata, che si sta rivelando di grande impatto per la ricerca online tramite keywords (parole chiave).

 

 

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Top 5 Marketing Trends del 2016 per Instagram

Il nuovo anno è arrivato.. e non tardano a giungere molte novità dal mondo del web!
Ormai siamo abituati ai continui cambiamenti e alle novità apportate nei, e dai, social media; talvolta però, potrebbe essere difficile anche per i “web marketer” di esperienza, rimanere al passo con i tempi.
Per aiutarvi nello studio di nuove strategie di social media marketing, di seguito vi proponiamo una lista di quelli che saranno i principali Marketing Trends per Instagram:
1 – utilizzo di Gif animate al posto di semplici immagini: sono in continuo aumento le App che consentono la conversione di immagini in Gif animate; Boomerang di Instagram e DSCO di VSCO sono solo due esempi di ciò che si può trovare online, ma sono decisive per la diffusione di questo trend nel 2016.
2 – Instagram Advertising: nel caso in cui non ve ne siate accorti, alla fine del 2015, anche Instagram ha finalmente aperto le porte alla pubblicità: non solo semplici annunci pubblicitari di 15, ma video di 30 secondi e possibilità, per le piccole aziende, di acquistare spazi all’interno del network .
3 – Archivio fotografico: raccogliere contenuti è un impegno, se li vogliamo anche di qualità, è ancora più difficile. Per semplificare il lavoro, da qualche tempo sono nate delle start-up come Stocksy che offrono stock di immagini di alta qualità per gli amanti della fotografia su Instagram;.
4 – Contenuti linkabili: la possibilità di cliccare un link all’interno delle didascalie di Instagram sembra un sogno di molti, e possiamo solo sperare che Instagram non tardi ad attivare questa funzione.
5 – Gestire più account instagram: account personale di lavoro, e gestione di social network per conto di clienti; curare i rapporti all’interno di più network può sembrare molto più facile di quanto lo sia, specialmente se siamo obbligati a creare più account ed effettuare in continuazione login e logout su profili diversi. Voci di corridoio però ci fanno ben sperare: sembra che sia prossima l’uscita di una App che consente la gestione gratuita di più profili Instagram  da un solo account.

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ITALIANI ED E-COMMERCE: BOOM O MINACCIA?

Passate intere notti su eBay a caccia dell’affare del secolo? Avete consumato la tastiera del pc a forza di aggiornare la wish list di Amazon?

Il fruttivendolo sotto casa vi ha dato per dispersi da quando Supermercato24 è entrato nella vostra vita?
Se temete di essere alieni in un paese di puristi degli acquisti offline, sappiate che non siete soli: secondo una recente indagine di Conferscenti (in collaborazione con SWG e Politecnico di Milano) lo shopping online nel corso del 2015 ha registrato in Italia un incremento del 28%, sfiorando i 17 milioni di clienti. Numeri da capogiro, soprattutto alla luce dei 7,2 miliardi di Euro movimentati dal settore su base annua. A conti fatti, più del PIL di alcuni paesi africani come Togo, Somalia o Burundi.
Una crescita inarrestabile dietro a cui si cela un’amara sorpresa: solo un piccolo negoziante su dieci dichiara di aver affiancato ai canali tradizionali la vendita sul web. Cifre imbarazzanti se confrontate ad esempio con gli Stati Uniti, dove il 28% dei dettaglianti utilizza la rete come strumento attraverso cui dar forma al proprio business.
Analizzando i risultati della ricerca, emerge come nel nostro paese ci si trovi davanti a uno scenario confuso e per molti versi contraddittorio: da un lato un’ampia platea di web shoppers le cui fila vanno costantemente rimpinguandosi (+11% rispetto al 2014 ), dall’altro lo scetticismo dilagante delle PMI nei confronti degli acquisti online.
Che il sentiment delle piccole aziende sia attualmente ambivalente, lo dimostrano i dati: se è vero che per il 55% degli imprenditori l’e-commerce rappresenta una preziosa opportunità di crescita, un’impresa commerciale su tre teme che le vendite sul web, a lungo andare, faranno scomparire la rete commerciale tradizionale.
A scoraggiare maggiormente sono gli alti costi di investimento, la logistica e le dinamiche di gestione a fronte di ricavi ritenuti molto incerti.

Non a caso chi vende su Internet lo fa per lo più affidandosi alle dot.com di settore, ovvero piattaforme globali di retailers che non contemplano negozi fisici.
In un contesto in cui il 47% di chi pratica l’online selling è sprovvisto di un’infrastruttura indipendente, a farla da padrone sono i top players del commercio elettronico: un’impresa italiana su due vende i propri prodotti sfruttando la rete consolidata di eBay (51%). Seguono, a sorpresa, i social network (16%) e il colosso americano Amazon (7%).
Riuscirà la piccola imprenditoria italiana a emanciparsi dai giganti delle vendite online? La rivoluzione, in questo angolo di Europa, sembra appena cominciata.

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WORDPRESS ALLA CONQUISTA DEL WEB!

Che il dilagante sottobosco di blog, web page personali e diari in rete rappresenti, da almeno un paio d’anni, l’ultima frontiera in fatto di web trends è ormai risaputo.
Ciò che sfugge ai più, è che i webmaster di tutto il mondo possono oggi scegliere fra centinaia di piattaforme software per organizzare agevolmente contenuti, dati e file multimediali senza bisogno di essere dei guru della programmazione web.
E’ questa la mission dei cosiddetti Content Management System, strumenti informatici nati per facilitare il controllo e l’updating delle varie componenti di un sito web.

La loro ascesa, da qualche tempo, è assolutamente inarrestabile.
Non stupisce perciò la notizia del giorno, uscita oggi e subito ripresa da quasi tutti i media di settore: WordPress, il sistema di gestione sviluppato nel 2005 dal texano Matt Mullenweg, è ufficialmente il programma di personal publishing più utilizzato in rete. Ed è anche quello con il tasso di crescita più veloce.
I dati fin’ora rilevati da W3Techs (istituto di ricerca austriaco specializzato in web technologies) parlano chiaro: del 42,6 % dei siti mondiali che utilizzano un sistema di gestione dei contenuti, il 58,7 % ricorre alla piattaforma di WordPress, stima che raggiunge il 25% se il calcolo viene esteso alla totalità dei siti presenti online.
Percentuali da capogiro, soprattutto se si considerano l’expertise e l’affidabilità della fonte, abituata ad aggiornare i propri report su base giornaliera (i numeri citati risalgono a novembre 2015).
Il dominio di WordPress appare ormai incontrastato, tanto da relegare i software concorrenti a una posizione più che marginale, ai limiti dell’epic fail. Basti pensare che la quota di mercato combinata di Joomla e Drupal, i due maggiori competitor su scala mondiale, raggiunge a malapena il 5%; meno di un quinto della market share del colosso americano.
L’affollato mondo del web sembra dunque aver premiato l’intuizione di Matt Wullenweg, fra i primi ad aver immaginato un’interfaccia open-source in grado di snellire le procedure di editing, lasciando tutto il potere nelle mani dell’utente.
L’aver svincolato il lavoro del webmaster dai macchinosi linguaggi di programmazione ha rappresentato già di per sé un’autentica rivoluzione. E molte altre, ne siamo certi, si profilano all’orizzonte.

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Facebook, nuovo motore di ricerca? in arrivo Facebook Search FYI

Search FYI è nuova versione potenziata del motore di ricerca di Facebook, che permette di ricercare post pubblici, accessibili attraverso il motore di ricerca del social network.
Grazie a questo nuovo motore di ricerca gli utenti potranno trovare, oltre a post di amici e famigliari, aggiornamenti pubblici disponibili a livello mondiale; Facebook Search FYI infatti, includerà anche i suggerimenti relativi alle tematiche più di attualità.
Grazie al nuovo algoritmo, sarà possibile ottenere risultati personalizzati: post più popolari sugli argomenti ricercati, post di amici e famigliari e tutti i post pubblici presenti nel motore di ricerca, ma ancora, si potranno ricercare le conversazioni in base agli articolo pubblicati e condivisi dagli utenti che hanno generato commenti e feedback da parte della community di Facebook.
Facebook Search FYI sarà disponibile per web, I-phone e Android, solo per gli utilizzatori di Facebook in lingua inglese (US),  tra qualche tempo però, la licenza sarà rilasciata anche per gli utilizzatori delle altre versioni.

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INSTAGRAM: AL VIA ANCHE IN ITALIA LA PUBBLICITA’ “FAI DA TE”

Tenetevi forte, la notizia è di quelle destinate a esplodere con la stessa potenza di una bomba termonucleare. Le comunità di smanettoni non troveranno pace per settimane. I brand di tutto il mondo ci si butteranno a capofitto.
Figlie di un battage mediatico senza precedenti, da qualche settimana le inserzioni pubblicitarie sono finalmente sbarcate su Instagram, il social network di photo sharing più famoso del mondo. E lo hanno fatto in grande stile, utilizzando la stessa piattaforma tecnologica del fratello maggiore Facebook.

Fin qui nulla di eccezionale, penserete.
In realtà, ciò che si profila all’orizzonte è un’autentica rivoluzione a portata di click: 300 milioni di iscritti, fra privati e aziende, hanno da oggi l’opportunità di bypassare le macchinose procedure di compra-vendita degli spazi promozionali e svolgere “inhouse” le mansioni tipiche delle vecchie concessionarie.
Per pubblicare ads su Instagram è sufficiente seguire pochi, semplici step in perfetta autonomia: ci si collega al sito, si sceglie fra i diversi tools a disposizione, tutti user friendly e mutuati da Facebook (Ads manager, Power Editor e API ) e si creano contenuti sponsorizzati da inserire direttamente nel feed degli utenti target.
L’idea, diciamolo, non è propriamente originale: le campagne di advertising profilate, rivolte a audience clusterizzate per similitudini o interessi, sono un meccanismo ben noto ai febbricitanti inserzionisti di tutto il mondo, alla continua ricerca di nuovi canali attraverso cui veicolare marchi e prodotti.
La vera svolta sta piuttosto nell’effettiva possibilità di realizzare iniziative di comunicazione integrate e multipiattaforma: l’inserzionista, a seconda dei casi, può decidere di rendere visibili i suoi annunci solo su Instagram o anche viralmente sullo stream di Facebook, sperimentando una trasversalità e un’ ampiezza di pubblico mai raggiunta prima.
Quattro i format pubblicitari fra cui scegliere: si va dai classici box quadrati ai video ads della durata di 30 secondi (tipici dei broadcaster televisivi), da foto e video panoramici dal sapore spiccatamente cinematografico all’innovativo Marquee, un formato premium concepito per raggiungere in poco tempo un pubblico molto vasto, ideale per fiere, lanci di nuovi prodotti e altri eventi su larga scala.
A differenza di quanto accade altrove sul web, per gli advertiser non è prevista una soglia minima di spesa ed a ogni annuncio corrisponde sempre una call to action: “scopri di più” per convogliare traffico su di un sito web, “compra adesso” per spingere all’acquisto di prodotti e servizi online e “installa ora” per esortare al download in tempo reale di applicazioni per mobile.
Ad aprire le danze, un folto elenco di multinazionali lungimiranti: Mercedes-Benz, Warner Bros Entertainment, Audi, Samsung, Toyota e Ford – tanto per citarne alcune – hanno già deciso di investire senza remore in questa nuova opportunità commerciale offerta da Instagram. E molte altre seguiranno a breve.
La palla passa adesso alle reti sociali concorrenti, a cominciare dallo statunitense Google Plus, un colosso da oltre 1 miliardo di iscritti. C’è da scommetterci che ne vedremo delle belle.

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LA SVOLTA MACABRA DI ETER9: QUANDO UN POST E’ PER SEMPRE!

I social network sono la vostra ragione di vita ma proprio non riuscite a districarvi fra tag, aggiornamenti di stato e impegni offline? E’ tempo di correre ai ripari! Da qualche mese, infatti, è in fase di test una nuova piattaforma digitale in grado di regalare agli utenti un’ insperata immortalità virtuale.

Eter9  questo il nome dell’anti Facebook in salsa futuristica – è stato concepito da Henrique Jorge come un aggregatore sociale di ultima generazione in cui un software di intelligenza artificiale è in grado di tracciare la personalità dei propri iscritti e di replicarne, potenzialmente all’infinito, le abitudini di social networking. Perfino post mortem. Il funzionamento di questa community non si discosta troppo da quello delle altre piazze virtuali a cui siamo abituati, ma a differenza di esse prevede una Controparte: una sorta di mano invisibile, abilissima a pubblicare in nostra assenza ciò che altrimenti avremmo postato di persona. Esattamente come se a battere sulla tastiera ci fossero le nostre dita.

Fantascienza? Non proprio. In questo ambiente informatico che tutto sa di noi, la vera rivoluzione non riguarda solo lo sfruttamento dell’immensa mole di dati inseriti dall’utente nel sistema, ma soprattutto l’osservazione del modo in cui egli si è mostrato attivo nel corso del tempo. In altre parole, è come se Eter9 imparasse dai nostri precedenti comportamenti online e registrasse le nostre abitudini di navigazione per creare un eterno doppio digitale.

Eccola, realizzata, la chimera di ogni web addicted: disporre di un alter ego, opportunamente istruito, capace di condividere contenuti e interagire al nostro posto con amici e conoscenti senza alcun limite di tempo o di spazio. E’ un po’ come avere in tasca il mito dell’ always on, anche a costo di risultare spaventosamente onnipresenti sulle reti sociali di InternetMa fino a che punto è lecito immaginare che le nuove tecnologie annullino i tradizionali confini fra vita e morte, ribaltando un status quo di ordine superiore ?

Ad affascinare – e al tempo stesso a far discutere – il vorace popolo degli internauti non è il fatto che un sistema automatizzato riesca a fare le nostre veci nel cyberspazio, quanto piuttosto l’eventualità che esso continui a raccontare di noi anche quando non saremo più in vita. Con tutte le implicazioni etiche, antropologiche e di carattere religioso che ne conseguono. E proprio sulla pretesa di vivere da protagonisti una perenne second life è stata costruita l’intera campagna di comunicazione di Eter9, nome che a dispetto delle origini portoghesi del fondatore curiosamente deriva dalla fusione di due parole inglesi: Eternity e Cloud 9, espressione che nello slang americano molto si avvicina al nostro essere al settimo cielo. Una storia d’amore – quella fra web users e social network – destinata insomma a durare in eterno, ben oltre il trito cliché del ” finché morte non vi separi “. Ma a quanti click rinuncereste in nome di questo sconvolgente protagonismo virtuale?

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