ITALIANI ED E-COMMERCE: BOOM O MINACCIA?

E-COMMERCE ITALIA

Passate intere notti su eBay a caccia dell’affare del secolo? Avete consumato la tastiera del pc a forza di aggiornare la wish list di Amazon?

Il fruttivendolo sotto casa vi ha dato per dispersi da quando Supermercato24 è entrato nella vostra vita?
Se temete di essere alieni in un paese di puristi degli acquisti offline, sappiate che non siete soli: secondo una recente indagine di Conferscenti (in collaborazione con SWG e Politecnico di Milano) lo shopping online nel corso del 2015 ha registrato in Italia un incremento del 28%, sfiorando i 17 milioni di clienti. Numeri da capogiro, soprattutto alla luce dei 7,2 miliardi di Euro movimentati dal settore su base annua. A conti fatti, più del PIL di alcuni paesi africani come Togo, Somalia o Burundi.
Una crescita inarrestabile dietro a cui si cela un’amara sorpresa: solo un piccolo negoziante su dieci dichiara di aver affiancato ai canali tradizionali la vendita sul web. Cifre imbarazzanti se confrontate ad esempio con gli Stati Uniti, dove il 28% dei dettaglianti utilizza la rete come strumento attraverso cui dar forma al proprio business.
Analizzando i risultati della ricerca, emerge come nel nostro paese ci si trovi davanti a uno scenario confuso e per molti versi contraddittorio: da un lato un’ampia platea di web shoppers le cui fila vanno costantemente rimpinguandosi (+11% rispetto al 2014 ), dall’altro lo scetticismo dilagante delle PMI nei confronti degli acquisti online.
Che il sentiment delle piccole aziende sia attualmente ambivalente, lo dimostrano i dati: se è vero che per il 55% degli imprenditori l’e-commerce rappresenta una preziosa opportunità di crescita, un’impresa commerciale su tre teme che le vendite sul web, a lungo andare, faranno scomparire la rete commerciale tradizionale.
A scoraggiare maggiormente sono gli alti costi di investimento, la logistica e le dinamiche di gestione a fronte di ricavi ritenuti molto incerti.

Non a caso chi vende su Internet lo fa per lo più affidandosi alle dot.com di settore, ovvero piattaforme globali di retailers che non contemplano negozi fisici.
In un contesto in cui il 47% di chi pratica l’online selling è sprovvisto di un’infrastruttura indipendente, a farla da padrone sono i top players del commercio elettronico: un’impresa italiana su due vende i propri prodotti sfruttando la rete consolidata di eBay (51%). Seguono, a sorpresa, i social network (16%) e il colosso americano Amazon (7%).
Riuscirà la piccola imprenditoria italiana a emanciparsi dai giganti delle vendite online? La rivoluzione, in questo angolo di Europa, sembra appena cominciata.

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